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Fede e devozione popolare in «Cose te Ddiu e sunetti te Natale» di Alfredo De Masi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Pascali   
mercoledì 24 gennaio 2018

cose de Ddiu e sunetti te natale Fa venire alla mente, il libro di Alfredo De Masi «Cose te Ddiu e sunetti te Natale» (Edizioni Grifo – 2017, 209 pagine, 13 euro) le parole di Elie Wiesel: «Ricordarsi significa far rivivere frammenti di esistenza, salvare esseri scomparsi, illuminare volti e avvenimenti… combattere l’oblio, scacciare la morte». Perché tra i meriti che devono essere ascritti a questa pubblicazione – e non sono sicuramente pochi – vi è sicuramente ed in primis quello di aver salvato dall'infido mare dell'oblio un patrimonio inestimabile della tradizione orale salentina altrimenti destinato ad andare irrimediabilmente perduto. Si tratta di preghiere, invocazioni, richieste di suffragi e componimenti poetici a sfondo religioso che De Masi ha recuperato e racchiuso in questo libro, Per far ciò l'autore raccoglie testimonianze e ricordi di anziani del suo paese, Merine di Lizzanello, ma non solo, trasformandoli pertanto in veri e propri “ultimi testimoni privilegiati” di una cultura popolare che vive ormai, purtroppo, solo nella memoria di pochi ma che grazie a De Masi diventa immortale. Sapiente la divisione delle orazioni che l'autore compie: preghiere in preparazione alla messa e di ringraziamento, per la confessione, per la comunione, preghiere alla Madonna, ai Santi, contro il maltempo, del mattino e della sera, devozionali, dottrinali, per i defunti e, infine, i sonetti di Natale.

E siamo al secondo merito del libro: quello di evidenziare la profonda fede dei nostri avi verso Dio, tanto sentita da giungere a creare, a formulare secondo il proprio sentire, secondo il legame più intimo con il Cielo, a volte solo minimamente intriso di una conoscenza delle Sacre Scritture, una preghiera per ogni circostanza. Tempi in cui l'accostarsi all'eucarestia necessitava di un preciso rituale, preparatorio e di ringraziamento. Epoche nelle quali gli eventi atmosferici non erano solo perturbazioni ma catastrofi che solo Dio poteva fermare; periodi in cui, lontani dal pensare a chi appartenesse la nostra vita, se sia giusto interromperla oppure no, era piuttosto necessario ringraziare Dio, la mattina e la sera, per avercela donata. E poi il Natale, la festa delle feste, lontana dai clamori consumistici, il cui appropinquarsi era annunziato non dagli strilloni pubblicitari ma dal suono delle campane che chiamavano i fedeli, soprattutto bambini, alla novena all'Immacolata e a Gesù Bambino. Alfredo De Masi dunque, ci trasporta indietro nel tempo, nelle modeste dimore dei contadini salentini durante la recita del rosario al calar del sole, nei campi mentre si invoca Dio per far smetter di piovere, nelle chiese dei nostri borghi. A corollario del suo lavoro, una precisa e accorta prefazione di Eugenio Imbriani rende questo lavoro editoriale un libro da leggere e far leggere, non solo alle nuove generazioni, ma ad ogni uomo di oggi, il cui tempo, purtroppo, è scandito da altre «divinità». Giuseppe Pascali

 
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