La vittoria striminzita e le alterne rocambolesche vicende succedutesi nel corso del match tiratissimo contro il Crotone, potrebbero far pensare ad un Lecce in balia di un avversario, seppur di spessore. Ed invece è il contrario perché i giallorossi se hanno da recriminare qualcosa devono attribuirlo a loro stessi ed alla perdurante incostanza di esprimersi omogeneamente per buona parte di gara. L'alternarsi di fasi propositive da squadra di alto rango con momenti difensivi di preoccupante debolezza, prescindendo dall'avversario affrontato e comunque dai contenimenti richiesti... rischia come sempre di trasformare un meritato successo in un flop numerico di gol. La superiorità contro i calabresi nel gioco manovrato, con una ragnatela intrigante se pur priva di sbocchi penetrativi, almeno per la prima frazione, è stata rimessa a dura prova dalla frizione difensiva, oramai congenita. Mentalità e lettura errata del mister che cerca di scaricare sui giocatori quando è lui a trasmettere strategie e stati d'animo/mentali. L'autogol provocato da Venuti se aggrada ed entusiasma per un successivo sofferto, non può far passare in second'ordine i numerosi pericoli patiti per atteggiamenti ridicoli nel recupero palla. Non si contano le palle gol sciupate da Firenze, Simy e company, e pur magnificano la vittoria, anche confortata dalle "ciabattate" sotto porta di Palombi e Pettinari, le negatività costituiscono dei segnali d'allarme a cui porre rimedio se si vuole materializzare quell'obiettivo a portata di mano senza tanti infingimenti. Tutto ciò mettendo da parte la buona sorte, non sempre propizia.