Mi piace andare in giro, vagare, a volte senza una meta ben precisa, esplorare, vedere cose nuove, o rivedere cose già viste. Mi sposto con una moto scalcinata, una vecchia “enduro”, mi consente di andare fuoristrada. Ci sono giorni che la luce della mia terra è particolare, invitante, è il momento ideale per muoversi, scattare qualche foto qua e là, con la mia fotocamera compatta. Mi avvio da San Foca, una delle belle marine di Melendugno, un tempo piccolo villaggio di pescatori. Il mare è calmo, la linea del cielo si confonde con il mare, tutto è azzurro, con una leggera foschia, si possono vedere le montagne dell’Albania in giornate come queste. In assenza di vento questo luogo è stupendo. Partenza da sotto la Torre di Guardia. Costruita nel 1568 dal maestro Antonio Saponaro di Lecce, a pianta quadrangolare, di forma piramidale, troneggia sul lungomare di San Foca. Restaurata pochi decenni fa, oggi è sede della Capitaneria di Porto. Viaggiando lungo la litoranea salentina, ne possiamo incontrare all'incirca 57 di questi baluardi di vedetta, che sve ttano solitari sulle creste rocciose. Rotta verso sud, attraverso Torre dell’Orso, e in pochi minuti lungo la litoranea ecco le pinete e i boschi dei laghi Alimini. Mi fermo per una sosta, tolgo il casco e respiro l’aria a pieni polmoni. Fresca, mattutina, mi rinfranca. Mi guardo intorno, sono senza parole. Questi due laghi, Alimini grande e Alimini piccolo, sono due capolavori della natura. Per chi ha tempo, o per i più avventurosi, si può fare un giro in canoa sulle placide acque dolci e in parte salate vicino mare. Un canale, che divide la splendida spiaggia, lunghissima, collega l’acqua salata dell’Adriatico all’acqua dolce del lago. Immaginate la foce di un ruscello. Una biodiversità interessante regna nel parco, tra mammiferi, rettili, pesci ed uccelli. Vegetazione, piante, fiori, arbusti e fauna da mozzare il fiato, straordinaria bellezza del creato. Il tempo è poco, mi rimetto in moto sulla mia due ruote, e attraversando piccoli paesi dell’entroterra giungo a destinazione, in una piazza che racconta la storia. Il Sedile, la Chiesa di San Trifone, la fontana del Toro, la Chiesa di San Domenico, l’orologio, il Palazzo dell’Università, altri piccoli palazzi intorno, la guglia dell’Immacolata. Qui si respira aria Barocca. La guglia si staglia sulla piazza dal 1769, alta 19 metri, in carparo, di forma piramidale su base ottagonale, cinque livelli in stile barocco. In cima sopra il globo c’è la statua della Vergine, sul basamento possiamo vedere quattro statue, presumibilmente dei Santi Anna, Gioacchino, Giuseppe con bambino e Domenico ( o Giovanni Battista, il tempo ha fatto il suo corso, sfigurando i volti). Le statue sono attribuite allo scultore napoletano Matteo Bottigliero, la guglia è stata realizzata per commemorare il devastante terremoto del 1743. Scenografica. Senza parole. Sono nella magnifica piazza Antonio Salandra, il centro del secondo Comune più grande del Salento, a Nardò. Riprendo il mio viaggio in questi luoghi, si perché amo viaggiare, fare il viaggiatore e non il turista. Via, via, verso est, il mare Ionio è vicino, dalle marine di Nardò si giunge presto a Gallipoli, la Città Bella. Eccomi sul ponte che collega la terraferma all’isoletta, alla mia sinistra il Castello di Gallipoli si affaccia sul mare, costruito per difendere l’antico borgo presente sull’isola. Qui, le dominazioni si sono avvicendate per secoli, fu ricostruito dai Bizantini nel medioevo su preesistenti fortificazioni romane, e poi ristrutturato dai Normanni nel XI secolo, poi Svevi, Angioini ed Aragonesi. Nel XIII secolo gli Angioini lo hanno ristrutturato ed ampliato, così come lo vediamo oggi. Ora si presenta a pianta quadrangolare con tre torri circolari ed una poligonale agli angoli, una quinta torre circolare, detta il Rivellino, si sporge sul “Canneto”, l’antico porto, come baluardo difensivo, del castello è visibile anche parte del fossato. Che spettacolo la sua sala Ennagonale, oggi funge da contenitore culturale, interessanti le mostre ed i convegni che si svolgono al suo interno: il Castello Angioino abbandonato per decenni, dopo il restauro, è stato aperto al pubblico dal luglio del 2014. Il tempo di vedere, anzi ammirare uno splendido tramonto sul mare e riparto, verso nord, torno nella mia città, la bellissima Lecce. Eccola, la piazza più conosciuta della provincia, piazza S. Oronzo, una scenografia architettonica multiforme, stili che si fondono in un piacevole insieme. La colonna con il Santo, il Sedile, la Chiesetta di San Marco a fianco, l’Anfiteatro Romano, la Banca d’Italia, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, i palazzi di varie epoche e tutto il resto. Ora, sono qui sull’ovale della piazza dove campeggia il simbolo della città: lo stemma con la Lupa all’ombra dell’albero di Leccio. Il mosaico presenta la lupa nera che passeggia sotto l’albero di leccio verde nello scudo sormontato dalla corona con cinque torri. Realizzato dall’artista Giuseppe Nicolardi nel 1953, con le tessere ricavate dalle pietre più belle raccolte sulle scogliere salentine del basso Salento (S. Cesarea, Leuca), è stato restaurato di recente, nel 2017. Anche qui nel cuore di Lecce la storia è stratificata, il panorama è variegato. Un colpo d’occhio straordinario. Che spettacolo! Buff, sono stanco, meglio tornare a casa, mi aspetta una birretta, un panino e un bel film in tv. Ci sarà anche Vespucci con me, il mio cane. Non mi sono ancora presentato, mi chiamo Amerigo. Ci vediamo presto... Lo spero.                                   (testo e foto di SB)