16 Dicembre 2019

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2. La reiterazione dei tòpoi letterari in Antonio Verri, inquadrabili nei termini di struttura poetico-narrativa, contribuisce a modellare l’opera sui piani del processo. Il tema dell’incompiuto, del non finito, anima e attraversa la scrittura verriana. In questo senso, dalla prima prova poetica, “Il pane sotto la neve” (1983), al postumo “Bucherer l’orologiaio” (1995) il cerchio si chiude solo all’apparenza: sta di fatto che l’opera permane come incompiuta. Il progetto del “Declaro”, il libro, bullonato e infinito, che doveva racchiudere il mondo – ossia un agglomerato, un brogliaccio di documenti, fogli, scritti, nomi ecc. – si mostra, in realtà, solo come una parte di quel tutto che è il “Declaro” stesso e che va oltre l’idea del grande

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1. La proposta autorale di Antonio Verri, nel periodo che qui si vuol considerare come suo apprendistato poetico – dal fare rivista sul finire degli anni ‘70 a “Il pane sotto la neve” (1983), fino a “Il fabbricante di armonia” (1985) –, appare colta in un doppio vincolo; se da un lato l’autore non si risparmia dal punto di vista dello scandagliare le radici popolari, dall’altro queste sono ricercate non come espressione di un localismo letterario, al contrario già dalla prima raccolta poetica

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«Amo la sincerità, l’essere leale, la semplicità, le poche parole, quelle giuste e per di più l’armonia e la pace». Arriva così, oggi, per noi, una “carezza” dal cuore del Salento: Mario Nuzzone. Chitarrista e cantautore autodidatta di origini leccesi, risiede in Germania ormai da quasi quarant’anni. La critica tedesca lo ha definito un musicista che “interpreta i propri pezzi con una speciale espressione

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Antonio Leonardo Verri (Caprarica di Lecce, 22 febbraio 1949 – 9 maggio 1993), poeta, romanziere, editore, operatore culturale, giornalista, aderì al Movimento di Arte Genetica fondato nel 1976 da Francesco Saverio Dòdaro e a partire dalla fine degli anni ‘70 si fece ideatore e promotore di riviste letterarie quali “Caffè Greco” (1979-1981), “Pensionante de’ Saraceni” (1982-1986) e “Quotidiano dei Poeti” (1989-1992), quest’ultimo andò ad intersecarsi dal 1991 con “Ballyhoo-Quotidiano di

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L'esperienza artistica di Franco Gelli parte dalla pittura, attraverso gli studi di Architettura assume coordinate che portano la sua proposta ad interessarsi delle implicazioni strutturali e sociali delle componenti urbane, fino alla definitiva divaricazione che vede l'autore tendere ad una pratica che sempre più risulta accostabile alla poetica, alla poiesi, in un percorso di ricerca letteraria che si muove fra poesia, scritture verbo-visive, mail-art, performance e

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