13 Ottobre 2026

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    Accompagnami per favore in questo inesplorato sentiero che chiamiamo vita. Aiutami a non dimenticare. Vienimi incontro quando il giorno seguente avrò già cambiato idea e mi chiederò il perché di quell’altra. Sostieni la mia flebile memoria ed altalenante razionalità. Spero di non pretendere troppo. Avrò cura di te ogni giorno. Grazie caro diario Comuncè, Giovedì 3 dicembre 2009 Caro Diario, ormai è fatta! Almeno così si dice in questi speciali momenti, no? Il grande giorno sta per arrivare. Eppure non so... Tu credi che dovrei parlare di un gran giorno o di un bel giorno? Forse i grandi giorni sono altri. Sono quelli che cambiano la vita di una nazione, di una

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    Comuncè, 13 maggio 2010 Cara Sussi, ... mia cara. Dove sei? Quando verrai a trovarci? Devo confidarti che a volte sembra che tu non ci sia mai veramente stata. Ormai sei solo un bel ideale mai realizzato. Parrebbe proprio che il nostro caro signor Bene Comune interessi a pochi, quasi a nessuno, affogati come siamo nell’indifferenza individualista. Dal altro canto è pur vero che è difficile esserti veramente amico. Esserlo comporta che ciascuno debba preoccuparsi anche dei

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    Robert avrebbe voluto essere altrove. Non sulla vecchia Triumph verde bottiglia che Sammy Joe aveva rubato quella mattina nel parcheggio davanti al vecchio stadio del Wednesday e che adesso fuggiva sbilenca come un ubriaco, schiacciata tra il bianco della neve che aveva ricominciato a foderare l'asfalto del boulevard, ed il rosso del sole che moriva e dei semafori sbeffeggiati dalla loro corsa obbligata. Non su quell'auto del cazzo. E non con quelle sirene, quelle dell'allarme della

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    SULLA PORTA Quando io morirò, tu portami il caffè,e vedrai che io resuscito come Lazzaro! (Eduardo De Filippo)      Sono sempre stato del parere che la vita è come il caffè: brucia, non a tutti piace e a volte va corretta. *      Martedì pomeriggio. Un pranzo surgelato. Preparai il caffè. Il rumore della moka era bellissimo. Familiare come il riff di The Trooper degli Iron Maiden. Lo versai nella mia tazzina marrone

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    Passando per Capestrano,(da il Palindromo del Tempo) di Francesco Pasca Parte seconda.   Parte prima: http://www.salentoinlinea.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3646&Itemid=66       Un lungo e tortuoso percorso che si addentrava nel fitto fogliame di alberi di abete ed arbusti, poi sfociato in un ampio spazio all'interno del quale, in posizione depressa, si estendeva l'Oratorium. La sua abside era solcata dalle solite feritoie strette e strombate

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