C'è un Salento che non si racconta e si dovrebbe raccontare. C'è un altro Salento con inquietudini tutte sue, influenze musicali e culturali che arrivano dal mondo, si fanno Salento ed aprono questa terra verso altri orizzonti. Ma non si racconta. Esiste un Salento, un altro Salento. Questo è per chi con fatica va oltre i soliti stereotipi. Altro Salento è una rubrica musicale  giunta al secondo appuntamento, dopo il primo dedicato alla giovane band dei Teenage Riot, con il pezzo "In principio c'erano gli Stooges". Questo è per chi percepisce la sensazione di doversi rapportare un po' con tutto al di fuori della propria terra per poter crescere appieno, maturando una visione musicale diversa, che fugge la consuetudine che questa terra, da sola, si è cucita addosso. Questo è. Altro Salento sono i Silvered che arrivano giovedì 16 luglio con un unplugged da brividi, atmosfere a metà strada fra Opeth e Nirvana, capaci di passare con una naturalezza da far paura da un unplugged a due o tre musicisti ad un set in elettrico che scarnifica completamente l'ascoltatore. La potenza è una  componente dalla quale il sound della band non si distacca, ma ne ha assoluto bisogno e di essa si nutre. Le emozioni hanno tinte forti, così come le note, una musica dove ogni cosa si muove con decisione e fermezza, non resta che tendere l'orecchio verso l'ignoto in tinte noir ed entrare in un mondo che è psichedelia, metal, grunge, rock progressive, tutte caratteristiche che scorrono nella loro musica anche nella dimensione unplugged che, prima, culla l'ascoltatore e, poi, lo aggredisce catturando completamente l'attenzione. L'unplugged dei Silvered non perde e non passa in secondo piano rispetto al set in elettrico, allo stesso modo il set in elettrico sembra mantenere una sua anima, quasi brutale per la ferocia, che lo allontana, almeno all'apparenza, dall'unplugged, ma tutto torna e ritorna. Sensazioni che scarnificano e catapultano in un mondo che è un immaginario composto da colori forti che si sfumano e confondono con la realtà e le percezioni di chi ascolta.

Francesco Aprile