Come sono cambiati il mondo dell’informazione, il mestiere del giornalista, il rapporto fra giornalismo e potere politico e finanziario? Una disamina di mutamenti epocali nel mondo dell’informazione che solo l’esperienza e l’attenzione di un giornalista di lungo corso può compiere. Lo ha fatto Massimo Barbano, già vice capo della redazione di Lecce de La Gazzetta del Mezzogiorno, con il suo saggio Acrobati del cambiamento – Una vita da cronista dal block notes agli algoritmi, pubblicato da Edizioni Esperidi. Con la vena tipica del cronista e con un tocco neanche troppo malcelato di romanticismo, Barbano ripercorre quattro decenni di cambiamenti epocali nel mondo della stampa e della televisione, partendo dalla sua lunghissima esperienza in giornali ed emittenti televisive per analizzare le trasformazioni di un settore che, specialmente con l’avvento del web e dei social, ha finito col perdere l’elemento della «mediazione», per trasformarsi da quella che era una comunicazione fra il media e il fruitore della notizia ad un flusso incontrollato a discapito della verifica e dell’attendibilità delle notizie. Ma, la realtà è che oggi un post su Tik Tock ha più ascoltatori di un qualsiasi telegiornale. «Si è preferito il discount al negozio specializzato – è la metafora di Barbano – con la conseguenza di sminuire il ruolo del giornalista». Il libro analizza poi le numerose distorsioni narrative che hanno caratterizzato gli eventi più importanti degli ultimi anni: guerre, pandemia, questione palestinese, cambiamento climatico, opere pubbliche e finanziamenti, e si interroga infine sul quesito se gli algoritmi e l’intelligenza artificiale comporteranno o meno la scomparsa della figura del giornalista. La risposta non è netta, ma condizionata ad alcune precise variabili inerenti soprattutto al futuro della libertà di espressione in senso lato. Scrive Toti Bellone (anch’egli giornalista dalla lunga e prestigiosa esperienza) nella prefazione al libro: «Visione, onestà intellettuale e – cosa rara – proprietà di linguaggio, fanno di questo saggio uno scritto, che per dirla con le dinamiche del web, merita il pollice tenuto in alto. Nel senso, che è lettura – allo stesso tempo colta e per linearità di espressione, accessibile ai più – da raccomandare. Ai giovani, spesso digiuni di alcuni dei temi trattati, perché non del loro tempo, ma anche agli adulti, che pur conoscendoli, trovano esposta l’altra faccia della medaglia».
Massimo Barbano (Lecce 1957), laureato in Giurisprudenza all’Università «La Sapienza» di Roma, ha iniziato l’attività giornalistica nel 1977 nell’emittente Telelecce dove è stato caporedattore dal 1982 al 1988. Ha collaborato con Teleradio Città Bianca di Ostuni, Antenna Sud, Puglia e Il Corriere del Giorno di Taranto. Nel 1988 è diventato redattore de La Gazzetta del Mezzogiorno di Lecce dove si è occupato per lo più di Cronaca politica e giudiziaria. Dal 2004 al 2013 si è occupato dello sport con la mansione di inviato. Dal 2013 al 2017 è stato vice capo della redazione di Lecce. Dal 2018 al 2019 ha insegnato giornalismo nelle ultime classi degli istituti superiori nell’ambito di un progetto promosso dal Miur in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti di Puglia per gli studenti che optavano per la traccia giornalistica agli esami di maturità. Attualmente prosegue la collaborazione con La Gazzetta del Mezzogiorno e con le testate on line Spazio Aperto Salento, Agorà notizie, Salentoinlinea, NewsImedia e Nonsolomusica magazine. Il libro sarà presentato sabato 14 febbraio alle ore 17.30 nella sala della Biblioteca «Nicola Bernardini» del convitto Palmieri di Lecce (piazzetta Carducci). Dialogherà con l’autore Maria Agostinacchio, docente, storica dell’Arte e giornalista. Saranno presenti gli editori Claudio Martino e Roberta Marra.

