C’è una linea sottile che unisce il destino degli uomini, un filo invisibile che attraversa il tempo e lega infanzia e maturità, innocenza e colpa, memoria e tragedia. È lungo questa linea che si sviluppa Il fuoco sulla collina, il romanzo breve di Michele Miccoli, pubblicato per i tipi di Armando Editore, un racconto capace di affondare nelle pieghe più profonde della provincia italiana per riportare alla luce una storia intensa, aspra e profondamente umana. In un paesino del Sud senza nome — simbolo universale di una realtà sospesa tra tradizione e immobilità — si intrecciano le vite di Antonio e Marcello, amici d’infanzia e specchi l’uno dell’altro. La loro è una vicenda che prende forma lentamente, tra giornate scandite dal lavoro nei campi, riti collettivi e piccoli gesti quotidiani, fino a rivelare un cuore oscuro e inatteso. Il lettore viene guidato con sapienza dentro un racconto che sorprende sin dalle sue fondamenta narrative: un gioco metateatrale che diventa porta d’accesso a una storia recuperata dalle profondità della cronaca e trasformata in letteratura. Miccoli costruisce un mondo vivido attraverso una scrittura limpida ed essenziale, che rinuncia a ogni artificio per restituire autenticità e respiro popolare alla narrazione. Il borgo prende vita per frammenti, per immagini accennate, per luoghi simbolici che emergono come ricordi condivisi: la piazza, la chiesa, la bottega. In questo spazio si muovono personaggi scolpiti con delicatezza e precisione, figure che nella loro apparente semplicità custodiscono tensioni interiori profonde e spesso inesplose. Al centro della narrazione si fa strada una vicenda drammatica, ispirata a un fatto reale, che l’autore sceglie di non esporre nei dettagli, rispettandone il dolore e lasciando che sia la forza del racconto a parlare. È una storia che tocca temi duri e necessari, come la violenza e il peso di valori arcaici, ma lo fa con misura, senza mai cedere al sensazionalismo, mantenendo uno sguardo umano e partecipe. Il fuoco sulla collina è, in definitiva, un racconto di contrasti: tra luce e ombra, tra ciò che appare e ciò che si cela, tra il passato che ritorna e un presente che non riesce a liberarsene. È un viaggio nei sentimenti e nelle fragilità dell’animo umano, dove ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio contribuisce a costruire un finale intenso e inevitabile, capace di lasciare nel lettore un’eco profonda e duratura. Michele Miccoli è nato a Caprarica di Lecce, dove tuttora risiede. Si laurea in Ingegneria strutturale presso il Politecnico di Bari. Alla passione per il calcolo strutturale unisce la passione per la musica jazz e quella per le parole, che coltiva sin da piccolo. Dal 2003 organizza e dirige la rassegna Capraricainjazz. Dal 1992 collabora assiduamente con La Settimana Enigmistica e con la rivista specializzata di enigmistica classica La Sibilla. Ha scritto il saggio La parola svelata – Strategie linguistiche nell’enigmistica classica (Milella) uscito nel 2020.
«Il fuoco sulla collina», una storia dal Sud degli anni 50 nel romanzo di Michele Miccoli
- Giuseppe Pascali
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