C’è una letteratura che racconta storie e una che, invece, scava nel profondo dell’animo. Lascia morire il giorno, il romanzo di Cosimo Marulli edito per i tipi di Robin Edizioni, appartiene senza esitazione alla seconda categoria: un romanzo che rinuncia all’azione per concentrarsi sulla materia più fragile e universale, quella del dolore umano. Al centro della narrazione c’è Matteo, anziano vedovo che vive in un piccolo paese del Sud Italia. La sua esistenza è scandita da gesti minimi e ripetitivi, ma soprattutto da un’abitudine singolare: scrivere lettere a perfetti sconosciuti. È attraverso queste missive che il romanzo prende forma, costruendo una trama sottile, quasi rarefatta, in cui la parola diventa l’unico strumento per restare in vita. La vicenda personale di Matteo è segnata da una tragedia irreparabile: la perdita della moglie e del figlio in un incidente stradale. Un evento che non si limita a interrompere la sua quotidianità, ma ne sospende il senso. Il tempo, da quel momento, smette di scorrere in modo lineare e si cristallizza in una memoria ossessiva, che invade ogni gesto e ogni pensiero. Marulli costruisce un romanzo in cui non ci sono colpi di scena, né sviluppi narrativi tradizionali, ma dove la tensione è tutta interna, giocata sul conflitto tra memoria e sopravvivenza, tra il bisogno di ricordare e la necessità, dolorosa, di lasciar andare. Il titolo stesso, Lascia morire il giorno, si impone come chiave di lettura: un invito – o forse una condanna – ad accettare la fine del passato per poter abitare il presente. Lo stile è uno degli elementi più distintivi dell’opera. La scrittura di Marulli è densa, lirica, spesso prossima alla prosa poetica. Le descrizioni della quotidianità – un bar, una strada, il pane condiviso – si caricano di valore simbolico, mentre il paesaggio del Sud diventa specchio dello stato d’animo del protagonista: immobile, assolato, attraversato da una malinconia persistente. Accanto a Matteo si muove una galleria di figure secondarie, don Pierino, Ciccio, Nora che contribuiscono a delineare un microcosmo credibile e profondamente umano. Non meno rilevante è il tema della fede, affrontato in modo tutt’altro che consolatorio. Il rapporto con Dio è segnato dalla frattura, dalla rabbia e da un senso di abbandono che la religione non riesce a colmare. Lascia morire il giorno è, in definitiva, un libro che chiede tempo e attenzione, con un ritmo lento e una intensa introspezione che rappresentano la sua cifra più autentica con cui l’autore cerca la verità emotiva. Ne emerge un’opera matura, un romanzo che non consola, ma accompagna e che, proprio per questo, lascia un segno duraturo. Il romanzo sarà presentato sabato 28 marzo a Copertino alle ore 18 presso «Il cavaliere – Al borgo antico» (via Margherita di Savoia, 10). Ad aprire l'incontro saranno i saluti del sindaco di Copertino Vincenzo De giorgi e dell'assessore regionale Sebastiano leo. Introrrà il giornalista Giovanni Greco. Assieme all'autore interverranno l'ex sindaca di Copertino Sandrina Schito e il presidente della Fondazione Moschettini Luigi Del Prete. Letture a cura di Dalila Grandioso, interventi musicali con Antonio Mariano. 

Giuseppe Pascali