di Stefano Meo

Fine anno senza botti per i giallorossi che salutano il 2025 davanti al proprio pubblico incartando tre panettoni dal Como al termine di una partita che i lariani hanno dominato. Troppo spazio concesso all’avversario nel primo tempo, troppo nervosismo (anche in parte giustificato) e sterile reazione nella seconda metà, che ha prodotto meno di nulla. Poi l’episodio del vantaggio lariano al quale il tecnico si è appigliato per dare un senso alla sconfitta ma al di la di questo il Como ha mostrato di essere squadra, il Lecce no. Le assenze importanti tra i giallorossi - Gaspar, Banda, Coulibaly, Berisha, Morente - hanno condizionato la gara malgrado l’impegno profuso dai sostituti mentre la ciliegina sulla torta l’ha messa l’arbitro Matteo Marchetti di Ostia Lido che ha sorvolato su una evidente sbracciata di Nico Paz il quale, dopo aver steso Ramadani (20’), è andato al tiro dalla distanza: pallone sulla spalla di Tiago Gabriel e gol che scavalca Falcone (troppo avanzato) e si spegne in fondo alla rete. Sul banco degli imputati, insieme al fischietto romano, anche Campione e Di Paolo (VAR e AVAR) che in quel momento probabilmente erano al bar. Per non parlare del guardalinee ridotto ormai al ruolo di figurante.
Stadio inviperito all’indirizzo del direttore di gara poi a farne le spese sono stati Sottil (giallo) e Di Francesco (rosso). La partita si mette tutta in salita per i giallorossi che esibiscono in vetrina il solito, atavico, problema nel confezionare azioni pericolose dai venti metri in su. Il Como non sta a guardare, si conferma squadra di categoria superiore, e si rende ancora pericoloso con Douvikas (37’) e Moreno (43’) le cui conclusioni sono neutralizzate da San Falcone. E il Lecce ? L’unica occasione arriva al 45’ con Kaba che, ben servito da Sottil, scocca da ottima posizione una conclusione alla camomilla che chiamare ‘tiro’ sarebbe oltremodo offensivo.
Nella ripresa i giallorossi provano a fare la voce grossa con Gallo (53’) ma la sua conclusione finisce a lato. Poi cala la notte sul Via del Mare. I lariani continuano a macinare gioco con velocità, abilità tecnica, palleggio sopraffino e qualche sceneggiata di troppo da parte del portiere Butez. Al 66’ Ramon raddoppia complice la difesa leccese e poi Douvikas (75’) serve il ‘tris’ chiudendo la partita. Lo stadio si svuota e del tutto inutili si rivelano gli ingressi in campo di Camarda, NDri, Helgason, Sala e del baby Gorter. Il fondo del barile non ha più nulla da offrire.
“Il rispetto verso gli arbitri a volte non paga – le parole di un deluso Di Francesco – il primo gol è viziato da un fallo e faccio fatica a capire le interpretazioni arbitrali perché dall’altra parte non vedo rispetto e la capacità di leggere i momenti. Il Como è una squadra forte e non ha bisogno di questi aiuti. Complimenti anche al Var che poteva aiutare l’arbitro e non l’ha fatto”. Il tecnico del Como Cest Fabregas con molta sportività ha dato ragione al suo collega: “Un giorno un intervento è un fallo, un altro no. Diventa difficile, mi pongo tante domande anch’io”.
LECCE: Falcone, Siebert, Štulić (69’ Camarda), Veiga, Ramadani (92’ Gorter), Sottil (79’ Helgason), Gallo, Tiago Gabriel, Pierotti (69’ Sala), Kaba, Maleh (69’ N’Dri). A disp. Samooja, Penev, Ndaba, Pérez, Jean, Kouassi, Kovac. Alle. Di Francesco.
COMO: Butez, Paz (91’ Le Borgne), Douvikas, Ramón, Rodriguez (78’ Kühn), Moreno, Perrone, Smolčić (1’ st Van Der Brempt), Vojvoda (74’ Baturina), Da Cunha, Diego Carlos (78’ Kempf). A disp. Vigorito, Čavlina, Valle, Dossena, Caqueret, Sergi Roberto, Posch, Cerri. All. Marco Cassetti (Fabregas squalificato)
ARBITRO: Matteo Marchetti sez. di Ostia Lido
RETI: 20’ Paz, 66’ Ramón, 75’ Douvikas


