di Stefano Meo

Un successo preparato, voluto e difeso che interrompe una tradizione negativa e rimescola le carte nel discorso salvezza. Dopo 14 anni il Lecce espugna Cagliari con una vittoria mai in discussione nel corso dei 90’: Fiorentina ricacciata al terz’ultimo posto, Cremonese e Genoa agganciate e coinvolte in una bagarre che si preannuncia difficilmente prevedibile. Due vittorie consecutive per i giallorossi, due sconfitte consecutive per i sardi orfani ieri di ben sei giocatori. Ma tant’è.

Squadre guardinghe e col freno a mano tirato dopo il fischio d’inizio. Nessuna delle due vuole scoprirsi: il Cagliari è il solito diesel che ha bisogno di tempo per carburare, il Lecce studia le reali intenzioni dell’avversario e bada solo a prendere le misure. Sono tuttavia giallorossi i primi due tentativi abbastanza timidi in verità. Cheddira (23’) è svelto a concludere in area ma il suo tiro, o presunto tale, finisce tra le braccia di Caprile senza problemi, ci prova Ramadani ad imbeccare Sottil (28’) ma la conclusione dell’ex (fischiatissimo) si perde nella stratosfera. Il pallino del gioco è saldamente nelle mani del Lecce che oppone ai sardi il peggiore attacco del campionato ma ha il merito di giocare col coltello tra i denti, pressare alto, e andare al riposo senza avere corso grossi pericoli.

Nelle ripresa Pisacane mischia le carte nel tentativo di sbloccare la situazione ma dopo 20’ becca il primo gol: punizione di Sottil e testa vincente di Gandelman che firma la sua seconda marcatura dopo quella rifilato all’Udinese una settimana prima. Il Cagliari prova ad alzare il ritmo e a guadagnare campo senza arrivare dalle parti di Falcone grazie anche a Ramadani e Coulibaly che lì in mezzo mordono i polpacci agli avversari. Proprio l’ albanese al minuto 76 mette in ghiaccio la partita con la complicità del numero uno sardo. Coulibaly vince un contrasto a centrocampo e offre un buon pallone a Ramadani che dal vertice sinistro dell’area spara un rasoterra sul palo difeso da Caprile. Il portiere si fa passare la palla tra le mani e serva una frittata sotto gli occhi di Lupatelli osservatore della Nazionale mandato da Gattuso proprio a visionarlo. Solito, stucchevole, infinito, controllo Var poi arriva la convalida. La partita finisce qui perché Eusebio Di Francesco parcheggia l’autobus davanti alla porta di Falcone mandando in campo Siebert e Ndaba e poi Fofana che nei suoi trascorsi calcistici ha ricoperto anche il ruolo di difensore centrale. Prossimo impegno dei giallorossi sabato alle 18 in casa contro l’Inter che mercoledì sarà di scena in Champions nella cittadina di Bodo in Norvegia, oltre il Circolo Polare Artico, contro la locale coriacea formazione non a caso chiamata ‘Fulmine’ (Bodo Glimt).

“Mi è piaciuta la compattezza della squadra – il commento a caldo di Eusebio Di Francesco – ho visto equilibrio, testa e intelligenza, abbiamo disputato un’ottima partita. Gandelman è il giocatore che ci è mancato nel girone di andata e ci sta dando quel qualcosa in più in mezzo al campo”.

CAGLIARI (3-4-3): Caprile, Palestra, Idrissi, Adopo, Sulemana, Mina, Zappa (57’ Mazzitelli), Pavoletti (57’ Kilicsoy), Zé Pedro, Obert (79’ Trepy), Esposito. A disp. Sherry, Ciocci, Rodríguez, Raterink, Albarracín, Dossena, Liteta, Mendy, Cogoni. All. Pisacane

LECCE (4-2-3-1): Falcone, Gaspar, Gandelman (86’ Ngom), Veiga, Ramadani, Sottil (80’ Ndaba), Gallo, Coulibaly (91’ Fofana), Tiago Gabriel, Pierotti (86ì Siebert), Cheddira (80’ Štulić). A disp. Früchtl, Samooja, Sala, N’Dri, Helgason, Jean, Marchwiński, Kovac. All. Di Francesco

ARBITRO: Feliciani sez. Teramo (Lo Cicero/Mohktar)

RETI: 65’ Gandelman, 76’ Ramadani