di Stefano Meo

E’ durato 75 minuti il sogno del Lecce di portare a casa un risultato positivo contro l’Inter ed il migliore attacco del campionato, poi Mkhitaryan prima e Akanji dopo hanno concretizzato la differenza che esiste tra una squadra costruita per vincere e un’altra per scommettere sulla salvezza. Il risultato finale – 0-2 – non fa una piega.

Nel mezzo una partita che il Lecce ha interpretato anche bene in relazione ai mezzi di cui dispone ma penalizzata dalla cifra tecnica tutta in favore della squadra nerazzurra che ha presentato il suo biglietto da visita fin dai secondi iniziali della gara. Dopo appena 37’’ di gioco Thuram va alla conclusione ma Gaspar ci mette una pezza rimediando un infortunio che lascia spazio a Siebert. Dieci minuti dopo è la volta di Luis Henrique: tiro a volo fermato da Falcone e salvato sulla linea da Siebert. L’Inter è padrona del campo e lascia al Lecce qualche ripartenza che si infrange inesorabilmente sulla trequarti avversaria. Nel tentativo di andare in vantaggio Esposito ingaggia un duello personale con Falcone che il portiere vince alla grande opponendosi a tre conclusioni (21’, 26’ e 36’) del baby boom nerazzurro l’ultima delle quali deviata sul palo. L’Inter non molla la presa cercando il vantaggio prima della conclusione del tempo ma deve accontentarsi di dividere la posta.

La ripresa si apre sullo stesso canovaccio della prima frazione, Dimarco centra il bersaglio ma la sua conclusione è annullata per fuorigioco. Tutto lo stadio tira un sospiro di sollievo che però dura poco. Il Lecce resta a guardare e a tappare i buchi per quanto possibile, la partita si trascina e allora mister Chivu prova a mischiare le carte inserendo Mkhitaryan che trova il gol al minuto 75’, su azione seguente a calcio d’angolo, con un diagonale sul quale Falcone non può nulla. Nel finale le due squadre tirano un po’ il fiato ma l’iniziativa rimane saldamente nelle mani nerazzurre con Dimarco (79’) e Akanji (82’) che finalizza al meglio un altro corner complice la difesa giallorossa che gioca alle belle statuine. Lo stadio si svuota, non accade più nulla ed il Lecce torna con i piedi per terra dopo i due successi precedenti con Udinese e Cagliari.

“Potevamo fare meglio, la squadra ha messo in campo tutto quello che aveva ma l’Inter è veramente forte – il commento del dopo gara di un deluso Eusebio Di Francesco – abbiamo retto 75 minuti, peccato per i calci piazzati. Per giocarcela contro squadre importanti dobbiamo alzare il livello di attenzione e dare loro la sensazione di potere fare male”. Dall’infermeria le notizia sull’infortunio di Gaspar non sono buone. Si parla di distorsione al ginocchio la cui entità sarà valutata nelle prossime ore.

LECCE (4-2-3-1): Falcone, Gaspar (1’ Siebert), Gandelman (59’ Ngom), Veiga, Ramadani, Sottil (59’ Banda), Gallo, Coulibaly (83’ Štulić), Tiago Gabriel, Pierotti (83’ N’Dri), Cheddira. A disp. Früchtl, Samooja, Ndaba, Sala, Fofana, Pérez, Helgason, Jean, Marchwiński. All. Di Francesco

INTER (3-5-2): Sommer, De Vrij (59’ Akanji), Zielinski, Sučić (59’ Mkhitaryan), Thuram (69’ Bonny), Luis Henrique (69’ Diouf), Frattesi, Bisseck, Dimarco, Esposito, Bastoni (88’ Carlos Augusto). A disp. Di Gennaro, Martinez, Acerbi, Darmian, Cocchi, Kaczmarski, Topalovic. All. Chivu

ARBITRO: Manganiello sez. Pierolo (Rossi/Dei Giudici)

RETI: 75’ Mkhitaryan, 82’ Akanji