Pino De LucaBentrovati.

 

Dopo più di un lustro, gli amici di Salentoinlinea mi hanno persuaso a riprendere il mio vecchio racconto. Una narrazione che ha come trama il cibo e come ordito il Salento.

Una rubrica settimanale, con qualche speciale, nella quale, CoVid passato o reso sufficientemente inoffensivo grazie alla scienza e alla nostra intelligenza, proveremo a portarvi a spasso in luoghi noti e meno noti del “bon manger”, detto alla francese. Possiamo permettercelo, in fondo i "sannucculi" si fanno ad Otranto.

Non immaginatevi una guida né un centro di giudizi, proveremo a raccontarvi una o due ragioni per frequentare un posto o fare una esperienza. Chi mi conosce sa e chi non mi conosce saprà che sarà più facile imbattersi nelle “paparine cu lu lapazzu” piuttosto che nelle bacche di Goji o nell’alga spirulina.

Niente di gretto o di provinciale, di chiuso o di “territoriale” (che cosa significa poi), ma una grande riverenza a chi ha scelto e continua a scegliere la sarda spinata e fritta piuttosto che il salmone scozzese, lo “spicaluro” piuttosto che il fugu.

Finché siamo in clausura proveremo anche a coinvolgervi in piccole preparazioni semplici secondo la nostra opinione e le nostre conoscenze. E a raccogliere anche le vostre osservazioni che potete mandare in redazione. Di me che posso dirvi? Poche cose, mi chiamo Pino De Luca e potete cercarmi sul web, otterrete circa 11 milioni di occorrenze, la stragrande maggioranza sono di uno bravo che fa il pittore e non sono io. Del resto molte sono chiacchiere, e a me le uniche chiacchiere che mi piacciono sono queste:

Impastare 4 etti di farina con 60 grammi di zucchero, 80 grammi di strutto, una tazzina di olio extravergine di oliva, 2 uova. Ammorbidire la pasta aggiungendo del vino bianco secco* e lavorarla finché non si amalgama bene. Stendere quindi una sfoglia molto sottile (non più di un paio di mm) dalla quale si ricaveranno forme diverse (rombi, strisce, ventagli …). Si friggano le forme di pasta in abbondante olio vergine di oliva* finché non assumono un bel colore dorato. Quindi vanno estratte e fatte asciugare bene sulla carta assorbente. Vanno servite fredde, cosparse con zucchero a velo e accompagnate con *.

(*) Non scriverò nulla per non fare pubblicità che è compito della redazione.

Le chiacchiere sono un dolce che ci accompagnerà per tutto il carnevale, da noi iniziato ufficialmente il 17 gennaio e che quest’anno finirà il 16 febbraio.

Alla prossima.