Anche se la primavera tarda ad arrivare abbiamo il dovere di invocarla anche in cucina, e, tuttavia, non possiamo non tener conto della realtà.

Uscendo dalle canoniche regole della campagna verde, ci avviciniamo all’altro elemento che è confidente alla terra tra due mari.

Di palamita, pomodorini, olio buono, aglio e peperoncino abbiamo bisogno. E magari di un paio di sponsali. La cepa fresca e quella secca vanno messi insieme all’olio, debitamente sminuzzati. E il tutto su un fornello a scaldarsi ma non a friggere. Poi si aggiungono i pomodorini spezzettati e si fa cuocere una dozzina di minuti o un quarto d’ora. Se i pomodorini salsati son quelli giusti basta così. Si aggiungono i pezzetti di palamita bel lavati e puliti e si spegne il fornello lasciando la pentola coperta e il pesce a cuocere esclusivamente con il vapore del sugo.  E di un pacco di mezze maniche o di rigatoni. Null’altro. Un poco di tempo da dedicare alla esistenza degna di chiamarsi vita. Quando è tempo si lessi la pasta al dente e si riscaldi il condimento per ben in modo buttarci dentro la pasta ancora al dente e a terminare la cottura nel condimento magari aggiungendo un mestolo di acqua della lessatura.

Un minuto, si sminuzza basilico fresco e si copre.

Si porta in tavola il profumo di primavera, il sapido della marina e la forza del pomodoro. Siate abbondanti con le dosi finché potete e rosato del Salento come se piovesse in primavera.

Alla prossima.

P.S.

Qualcuno preferisce il prezzemolo al basilico e richiama alle regole del pesce. Io preferisco il basilico con la palamita, il prezzemolo lo conservo per la razza chiodata che può esser fatta allo stesso modo.