Quando si discetta di peccati di gola, una gran folla s'aduna. Curiosi, golosi, gelosi, famosi, formosi, fumosi, viziosi e anche permalosi.

La mia notoria passione fa sì che i miei amici, quando intendono farmi un regalo, sanno esattamente come comportarsi. Vino, olio, sottoli, formaggio, insomma tutto ciò che di edibile particolarmente gradevole producono ancora i depositari di una cultura più che millenaria che ha sostenuto l’umanità nella sua evoluzione.

Orbene, qualche tempo fa ho ricevuto alcune bottiglie di vino di provenienza friulana. Le ho riposte nella fida cantinetta in attesa di poterne apprezzare il contenuto.

Per un ragione qualunque, ed io ne ho molte, può capitare di trovarsi a preparare un pranzo avendo poco tempo, tanto appetito e la necessità di non appesantirsi.

È un lavoro da donne, da mamme di una volta. E io adoro le donne, tanto più quando sono capaci di dare risposta anche a queste impossibili domande. Una di queste donne trova un mazzo di asparagi e un pacco di caserecce (la marca potrei anche dirvela, quando la direzione vorrà, ma sappiate che abbiamo dei grandissimi produttori di pasta fresca e secca nella nostra terra), in mezz'ora prepara un piatto che può, senza alcun timore reverenziale, affrontare i palati più fini e i giudizi più severi. Così si comporta: pentola larga (32 cm), un filo d'olio, mezza cipolla bianca tagliata sottile, fuoco allegro, lava gli asparagi, leva la parte più dura e legnosa, li affetta a rondelle, li mette nell'olio e li copre aggiungendo un po' d'acqua e un pizzico di sale. Via con l'acqua per la pasta (ricordarsi che le caserecce ne vogliono abbondante, diciamo 4 litri per mezzo chilo). Rigira gli asparagi ogni tanto ed eventualmente aggiunge poca acqua, quanto basta a non farli diventare brodosi ma a tenerli umidi. Quando l'acqua del pentolone bolle la regola di sale e ci immerge le caserecce, dopo una dozzina di minuti scola la pasta e la salta nella padella degli asparagi, aggiunge un cucchiaio di panna da cucina (non storcete il naso che i pregiudizi da mulo sono brutti quasi quanto le pessime abitudini), li rigira e li tiene un paio di minuti sul fuoco finché la panna non si amalgama per bene e quasi scompare. Impiatta e porta a tavola. Servire con una spolverata di parmigiano e una grattata di noce moscata.

Quando assaggiai questo piatto per la prima volta rammento che ringraziai altre due donne straordinarie. Una per avermi fatto dono di una delizia della quale ignoravo l'esistenza: cicoria catalogna sott'olio. L'altra per avermi dato l'opportunità di chiudere il pranzo con un cucchiaio di una strana composta di limone con le bucce. Gustosissima.

Questa ricetta è stata scritta quando potevamo andare in giro liberamente. Fatene buon uso.