12 Maggio 2021

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paparine

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Il carnevale è trascorso, il capo di ceneri ce lo siamo cosparso: siamo pronti al sacrificio e a mondarci del peccato nel periodo che precede la resurrezione. L’ipocrisia alimentare è inscindibile dalla specie umana, specialmente nell’unica regione del pianeta che non ha mai conosciuto forme di carestia. Qui, nella terra in mezzo ai mari che si trovano in mezzo alle terre, Mediterraneo lui, mediterrònei noi, anche il più povero dei piatti diventa leccornia, momento di piacere, ragione di narrazione. Nei mesi più freddi dell’anno, quando tutto sembra scarso, le donne messapiche trovarono nelle erbe la fonte della salute e della sazietà di intere famiglie. Ci hanno provato gli usi moderni a cancellare queste storie, ma migliaia di anni

brasciole al sugo

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“Timpano di maccheroni, Gallotta disossata calda con sugo, Pesce lessato con salsa gialla, Pasticcio in cassa di caccia e vitella, Fritto di triglie e calamari, Arrosto di polli o vitella, un gattò di pane di Spagna con diverse creme, o una pasticceria gelata a piacere.” Era il 12 febbraio 1839, di martedi. Martedi grasso per la precisione. E questo suggeriva come menu del giorno il Duca di Buonvicino, al secolo Ippolito Cavalcanti. Ai non napoletani. Pensate che adesso si mangi molto? Per

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Bentrovati.   Dopo più di un lustro, gli amici di Salentoinlinea mi hanno persuaso a riprendere il mio vecchio racconto. Una narrazione che ha come trama il cibo e come ordito il Salento. Una rubrica settimanale, con qualche speciale, nella quale, CoVid passato o reso sufficientemente inoffensivo grazie alla scienza e alla nostra intelligenza, proveremo a portarvi a spasso in luoghi noti e meno noti del “bon manger”, detto alla francese. Possiamo permettercelo, in fondo i "sannucculi" si

Pino Deluca

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Rieccoci. Siamo ancora a Carnevale, ma è andata la Candelora e pure San Biagio. Il CoVid non se ne è andato e viaggiamo ancora (poco) in zona arancio. Quindi se volete sapere dove mangiare in questo periodo non posso che consigliarvi la vostra casa. Ma non è detto che la casa non possa essere allietata da momenti di estasi della papilla. Ci smuoviamo dal Salento oggi per fare un salto nel sipontino, su una cosa che fu lunga e complessa in tempi antichi, poi venne la tecnologia e tutto divenne

libero
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