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"Francesco De Matteis (1852-1917)" in mostra
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La mostra “Francesco De Matteis (1852-1917)” nelle sale al piano terra del Must – Museo Storico della Città di Lecce, dal 13 maggio al 13 settembre 2022. La prima mostra in sede scientifica dedicata allo scultore leccese che fece grande fortuna a Napoli. La mostra curata dalla direttrice del Must Claudia Branca e dal responsabile scientifico del Tasc Massimo Guastella è realizzata in collaborazione con il Laboratorio Territorio, Arti Visive e Storia dell’arte Contemporanea (TASC) del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Inaugurazione venerdì 13 maggio alle ore 18.30, potrà essere visitata fino al 13 settembre tutti i giorni dalle 10:00 alle 21:00 escluso il lunedì. – Interessante.    (S.B)

Mostra antologica e filologica, primo riordino della produzione artistica dello scultore Francesco De Matteis, nato a Lecce alla metà dell’Ottocento e vissuto a Napoli fino alla sua morte (1852-1917). La selezione ha riguardato opere provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private della Campania, dell’Emilia-Romagna, del Lazio e della Puglia, oltre alla nutrita presenza di testimonianze dematteisiane custodite nel Salento, a partire da quelle del Museo “Castromediano” di Lecce e della Raccolta “Giannelli” di Parabita, per arrivare a un diffuso collezionismo locale che molto apprezza le piccole sculture dell’artista di origine leccese. 

Sono 52 le opere in mostra: sculture di piccolo formato in bronzo e terracotta, singole figure o gruppi che, a partire dalla banda di scugnizzi intitolata “Ritorno a Piedigrotta”, che De Matteis donò nel 1899 al museo civico di Lecce, ritraggono personaggi della scena popolare napoletana di fine Ottocento e primi Novecento, “tanto simpatica, tanto vera, tanto umana”, per usare le parole scritte nel 1888 da Ferdinando Russo. 

«La mostra si pone in linea, da un lato, con la programmazione culturale del MUST Lecce per iniziative di valore scientifico e divulgativo al tempo stesso (vedi la mostra “Ricamata Pittura” dedicata a Marianna Elmo), dall’altro con gli obiettivi universitari della terza missione e in particolare con il consolidamento del rapporto con il territorio, sia per scopi di ricerca che per fini didattici», spiega Massimo Guastella, «e mira a portare in luce più organicamente la produzione, e non di meno il profilo biografico, di un artista ancora poco studiato. L’iniziativa consolida i rapporti tra MUST e Dipartimento di Beni Culturali, già legati da una convenzione».

Ha affiancato i curatori un comitato scientifico composto da studiosi provenienti da diverse istituzioni nazionali: Raffaele Casciaro (Dipartimento di Beni Culturali, Università del Salento), Lia De Venere (già Accademia di Belle Arti di Bari), Diego Esposito (MUSAP - Museo Circolo Artistico Politecnico Napoli), Alfonso Panzetta (Accademia di Belle Arti di Bologna), Isabella Valente (Università Federico II di Napoli). Alle attività di ricerca e di studio hanno collaborato la dottoranda di ricerca Federica Coi, le laureate in Storia dell’Arte Rosanna Carrieri e Alessandra Roselli e le laureande magistrali Alessia Brescia ed Erika Presicce, coinvolte all’interno del laboratorio TASC nelle indagini biografiche e nelle ricognizioni archivistiche e bibliografiche. 

Per meglio comprendere le relazioni culturali tra il Salento e Napoli, centro di formazione per gli artisti meridionali ancora sino al primo Novecento, il catalogo a corredo della mostra, a cura di Guastella, raccoglie saggi di Isabella Valente, Federica Coi, Diego Esposito e Lia De Venere sul contesto storico, le relazioni con la committenza, la fortuna nel mercato dell’epoca e le vicende relative al perduto monumento leccese a Gioacchino Toma. Si affiancano gli apparati filologici a cura di Rosanna Carrieri, Erika Presicce, Alessia Brescia e Alessandra Roselli.

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