Anche la Puglia ha il suo Festival di Pasqua, noto format che accomuna grandi realtà europee. Torna a Lecce dal 3 al 5 aprile 2026 per la sua terza edizione (questa volta nella Chiesa di San Francesco della Scarpa, concerti inizio ore 19.30) la grande manifestazione musicale siglata dall'Associazione Musicale «Opera Prima» con il sostegno del Ministero della cultura, della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, della Città di Lecce, del Museo Castromediano, dell’European Festivals Association. La direzione artistica è di Ludovica Rana (in foto), violoncellista e camerista formatasi nei centri artistici più autorevoli d'Europa, docente di Musica da Camera al Conservatorio di Bari e direttrice artistica di SMA - Sistema Musica Arnesano. Restando fedele al suo slogan «La musica da camera è giovane», il Festival di Pasqua vedrà protagoniste delle tre serate grandi pagine del repertorio cameristico, affidate all'Orchestra da Camera «l'Appassionata» e a solisti di raffinata sensibilità, pronti a farsi interpreti di programmi che spaziano dal classicismo viennese al Novecento italiano, passando per il grande romanticismo nordico e boemo. Tra gli interpreti, oltre alla stessa direttrice artistica Ludovica Rana al violoncello, ci sono il flautista Tommaso Benciolini, la pianista Maddalena Giacopuzzi e gli archi dell’Orchestra da Camera «l’Appassionata»: Elisa Spremulli, Irenè Fiorito, Eleonora Bartoli, Daniel Bossi ai violini, Fausto Cigarini e Lorenzo Boninsegna alle viole, Lorenzo Guida al violoncello e Angelica Gasperetti al contrabbasso. Fiorito e Guida sono freschi vincitori della 45a edizione del Premio della critica musicale «Franco Abbiati». Dichiara la direttrice artistica: «In Europa, a Pasqua, si va a concerto. È una consuetudine antica, radicata, quasi liturgica. Portare questo a Lecce, costruire anno dopo anno un pubblico che lo senta proprio, è la ragione più profonda per cui esiste questo festival. La soddisfazione più grande è vedere la platea crescere: i salentini sempre più fedeli e i turisti che scelgono il Salento a Pasqua anche per noi. Il programma di questa edizione è una forma ciclica: si apre e si chiude con Rota, la cui scrittura apparentemente semplice nasconde un segreto difficilissimo da imitare. In mezzo, il dramma notturno di Schubert amplificato dallo sguardo sinfonico di Mahler, l'energia sanguigna di Dvořák, la nostalgia luminosa di Grieg, e il grande Novecento italiano con Puccini, Martucci, Respighi. Voci diverse, un unico respiro». Ad aprire il festival, venerdì 3 aprile, sarà il Trio per flauto, violino e pianoforte di Nino Rota, pagina tra le più ardite e personali del compositore milanese. A seguire, uno dei vertici assoluti della letteratura cameristica: il Quartetto Der Tod und das Mädchen (La morte e la fanciulla) D 810 di Franz Schubert, nella celebre trascrizione per orchestra d'archi di Gustav Mahler. A seguire, sabato 4 aprile, sarà la volta di due capolavori di area nordica e centro-europea: il Quintetto per archi n. 2 op. 77 di Dvořák, ritenuto dallo stesso compositore troppo sperimentale nei suoi equilibri timbrici — sprigiona un'energia sanguigna e popolare che si fa voce di una tradizione boema reinterpretata con magistrale sapienza. Quindi la Holberg Suite op. 40 di Edvard Grieg, cinque danze antiche — Prélude, Sarabande, Gavotte, Air e Rigaudon — trasfigurate dal lirismo romantico del compositore in un'opera di rara eleganza e nostalgia luminosa. Il gran finale, domenica 5 aprile, è dedicato al grande Novecento italiano. Si apre con il Notturno op. 70 n. 1 di Giuseppe Martucci, nella rara trascrizione per archi di Woodcock e con i Crisantemi di Giacomo Puccini, elegia per archi straziante nella sua semplicità, scritta di getto dopo il funerale dell'amico Amedeo di Savoia. Segue la Suite per archi e flauto di Ottorino Respighi, in cui il compositore bolognese rivela la sua anima più raccolta: quella del raffinato artigiano che guarda alle forme barocche e alla nitidezza melodica del Sei-Settecento, con la curiosità vigile di chi sa che il passato è sempre una risorsa viva. A chiudere il Festival sarà ancora Nino Rota, con il Concerto per archi del 1964-65: una scrittura che sembra semplice, e proprio in questa semplicità apparente custodisce il suo segreto più profondo, capace di toccare corde profonde con il gesto più parco e la minore dose possibile di enfasi. Biglietti 15 euro (ridotto under 30 e studenti di Conservatorio e Università euro 10). Abbonamento tre serate euro 40 (ridotto euro 28). Acquisti online su vivaticket.com. Infoline Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 393.1948557 – 327.4562684.
Lecce come le grandi città europee, con il Festival di Pasqua
- Giuseppe Pascali
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